Renata D'Ardes

Se abitualmente si fa ricorso a casellari precostituiti per argomentare valutazioni riguardanti flussi e correnti dell'arte, nel caso specifico di Sandra Valdevilt, pur parlando di neofigurazione, bisogna riconoscere alla pittrice torinese una caratura oltremodo personale, in virtù dei suoi originali impianti con presenze femminili in primo piano, alle quali essa conferisce significazioni dalla intensa espressività, con aloni di cromie dall'avvampante suggestione coreografica.

Anche nelle sequenze in cui compaiono profili di quadrupedi appartenenti alla razza canina Sandra Valdevilt persegue consimili intendimenti, umanizzando le forme somatiche in una sorta di colloquialità che fonda la propria consistenza sulle virgolature sia segniche sia coloristiche.

Se nelle sue elaborazioni è ravvisabile un ideale richiamo all'"art nouveau", queste si precisano come sequenze visive nelle quali le marcature dei volti si caricano di una simbologia che è allo stesso tempo metaforica e ammiccante, in sintonia con la personalità stessa dell'autrice, detentrice e largitrice di segmenti emotivi tanto varianti quanto coinvolgenti, con atteggiamenti esprimenti di volta in volta stati d'animo che mutano a seconda della pregnanza umorale che contraddistingue gli sguardi, le labbra, i capelli, allocati in iconografie polimorfiche che sanno di magia e di mistero, su cui alita una sospesa atmosfera di lirica musicalità.